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GTA nelle Valli di Lanzo

Nelle Valli di Lanzo il Sentiero Italia segue quasi fedelmente il tracciato GTA (Grande Traversata delle Alpi) per cui non si è reso necessario ideare nuovi sentieri ed itinerari ...

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Sentiero del cacciatore

Camoscio alpino Camoscio alpino

Sentiero del cacciatore

Questo sentiero, che si sviluppa nell’alta valle d’Ala, ha un percorso decisamente ripido fino al famoso Pian Saulera, luogo meta dell’incontro tra il camoscio-diavolo e il cacciatore. Proseguendo dopo l’alpe si può raggiungere il colle delle Mangioire con un crescendo di difficoltà.

Comune: Balme
Zona: Pian della Mussa (Val d'Ala)
Località di partenza: Grange della Mussa (1764 m)
Località di arrivo: Alpeggio Pian Saulera (2098 m)
Difficoltà: E (Escursionistico)
Tempo di percorrenza: 1 h 15 min
Segnavia: 218
Periodo consigliato: Giugno - Settembre
Dislivello: 340 m

Itinerario:

Pian Saulera con la Rocca Tovo

La partenza avviene a metà del Pian della Mussa, raggiungibile con una carrozzabile che viene aperta nei mesi estivi, nel periodo invernale è usata come pista di sci di fondo. Si posteggia nell'ampio piazzale di fronte al caratteristico bar Bricco nei pressi delle “Grange della Mussa” 1764 m, la Stura la si attraversa su un ponte di legno nelle vicinanze della caratteristica Villa Sigismondi. Il sentiero sale a sinistra prima per un pendio erboso poi continua in mezzo a fittissimi cespugli, questo tratto è poco agevole, fino a raggiungere una ampia radura erbosa, ricca di sorgenti dove si trovano le costruzioni dell'Alpe Saulera 2098 m (h 1,15) la nostra meta. É consigliabile proseguire l'escursione fino al passo delle Mangioire 2765 m dove si può scorgere la diga del lago della Rossa. Superati gli alpeggi della Saulera il sentiero prosegue nel centro del vallone, prima a destra e poi a sinistra del ruscello fino a raggiungere il Pian degli Alamanni mt 2400, prosegue ora decisamente più ripido fino a raggiungere una gola che si diparte dallo stretto e caratteristico Passo delle Mangioire 2765 m h 3'10 dal posteggio.

Leggenda del cacciatore di camosci

Alpe Saulera

Arrivando a Balme, lo sguardo passa con ammirazione da una vetta all’altra, si sofferma sulla maestosa parete rocciosa dell’Uja di Mondrone, poi scende sul paese, antico, case in pietra, tetti in losa e sulla vecchia chiesa, sul cui muro esterno si trova un bell’affresco.
Si racconta che intorno al 1700, al miglior cacciatore di camosci, Battista Bogiatti di Balme, sia successo un fatto strano, molto strano.
Un giorno, egli scendeva dall’Alpe Saulera verso il Pian della Mussa, da solo, senza fucile, a passo svelto, pensando alla sua casa, al suo borgo, mentre una nebbia leggera saliva dal corso della Stura. Quando all’improvviso vede sul ripido sentiero un camoscio, immobile, che lo fissava. Al cacciatore pareva impossibile che il camoscio restasse li fermo, non accennasse a fuggire, nonostante il vento portasse alla bestia l’odore dell’uomo. Indispettito perché non aveva con sé il fucile, prese un sasso e lo scagliò con veemenza nella direzione del camoscio; l’animale rimase immobile, come in segno di sfida. Il cacciatore riprese il cammino, ma poco dopo rieccolo davanti a lui, su un masso, immobile a guardarlo. Il cacciatore pensò allora di vendicarsi il giorno dopo, all’alba: sarebbe ritornato in quel luogo col fucile, e per il camoscio non ci sarebbe stato più scampo. Il giorno seguente, che era di domenica, Battista saliva con passo veloce verso il Pian della Mussa, col fucile in spalla, pensando di sbrigare velocemente la faccenda, e rientrare a Balme in tempo per poter assistere all’ultima messa, che come di consueto si diceva alle 10. Era l'alba, il cacciatore si guardava attorno e… Eccolo il camoscio, su un masso fermo, immobile, con gli occhi di fuoco a fissarlo. Il miglior calciatore della Valle rise in cuore suo: tra poco il camoscio impertinente sarebbe stramazzato a terra, morto. Prese la mira e sparò. Sorpresa, il camoscio non solo pareva non ferito, ma saltellava da una roccia all’altra e pareva farsi beffe di lui.

Il Pian della Mussa in inverno

Il cacciatore, imbufalito, cominciò a corrergli dietro arrampicandosi sui massi, attaccandosi ai cespugli, inerpicandosi su pendii sempre più ripidi e rischiosi, senza curarsi dei pericoli dei burroni; sparò un secondo colpo, ma tutto era inutile. Il camoscio saltellava beffardo di qui e di là.
Il cacciatore era quasi uscito di senno, pensò addirittura di prenderlo con le mani e dilaniarlo. Intanto il tempo passava; il cacciatore, non avendo con sé l’orologio, si fermò un attimo, e si guardò attorno, per cercare di capire che ora fosse dalla posizione del sole. Pensò alla messa, al suo dovere di buon cristiano, valutò che c’era ancora il tempo necessario per portare a termine la “sua caccia”. E riprese l’inseguimento. Ad un certo punto il camoscio e il cacciatore si trovarono su un ghiacciaio. Il camoscio si fermò vicino ad un pauroso crepaccio. Il cacciatore si fermò anch’egli, ricaricò il fucile e sparò. Un grido di gioia riecheggiò per tutta la Valle, il camoscio era morto e il suo sangue macchiava di rosso il ghiaccio circostante. Il cacciatore, inebriato dalla gioia, si caricò sulle spalle la bestia e scelse la via più breve per fare rientro al suo paese. Ma dopo poco si accorse che il sole splendeva alto in cielo, facendo luccicare il ghiacciaio, e ricordando anche a Battista che l’ultima messa a Balme era finita da un pezzo!

Alpe Saulera

Combattuto tra la gioia della vittoria, per aver abbattuto finalmente il “suo nemico” e l’umiliazione di non essere presente alla messa, il cacciatore scendeva con sempre maggior fatica. Pareva che il peso del camoscio aumentasse ad ogni passo. Finalmente raggiunse il Pian della Mussa, stanchissimo, sudato, confuso. Buttò il camoscio a terra e con ira gridò “sei pesante come il Diavolo!”. In quel momento avvenne un fatto inspiegabile: il camoscio si rianimò, e fissandolo con occhi di fuoco, si rivelò al cacciatore: “hai ragione perché sono realmente il Diavolo, tu mi hai portato via, ora tocca a me portarti via”.
Il cacciatore sì sentì perduto, non aveva neanche fatto il suo dovere di cristiano, non aveva preso messa, ma lui era fervente devoto di San Giorgio: si inginocchiò, pregò il Santo di proteggerlo, in compenso lui, Battista Bogiatti, avrebbe fatto dipingere sulla parete esterna della chiesa di Balme, un affresco che ricostruisse l’accaduto. La leggenda non narra che fine abbia fatto il camoscio-diavolo. Racconta che Battista, salvo ma impaurito, fece ritorno Balme, ringraziando con tutto il cuore San Giorgio.

 

Mappa del percorso

CAI Sezione di Lanzo T.se

Tel. 360 444949
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Via G. B. Savant 1
10074 Lanzo Torinese (TO)

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