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Escursione ad anello per il Passo delle Mangioire
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Il Pian della Mussa nella sua parte più
lontana si divide in due rami evidenti: quello settentrionale, discendente dalla
base della Ciamarella, e quello meridionale solcato
dal Rio Arnas, emissario degli omonimi laghi. Quasi
nascosti, invece, restano due valloncelli molto interessanti per
l'escursionista: uno verso nord, culminante nel Ghicèt di Sea (2750 metri), e
l'altro che s'innalza verso sud fino al Passo
delle Mangioire (2768 metri). Quest'ultimo vallone, detto di Saulera, sbocca
al centro del Pian della Mussa con un ripido pendio-zoccolo solcato da una
cascata. Il nostro itinerario, superato un primo pendio boschivo (non proprio gratificante...), si addentra nel Vallone Saulera ricco di acque e di ripiani circondati da alte e dentellate creste rocciose, incombenti e spettacolari. Questa escursione, bella e non difficile, presenta un lungo tratto a rispettabile altitudine. Nonostante queste caratteristiche positive, non si può non definirla come "l'edizione ridotta" dell'itinerario passante per il Lago della Rossa. Rispetto a quest'ultimo itinerario difetta sia per la varietà degli ambienti sia per l'estetica e la grandiosità dei paesaggi. Tuttavia alcuni vantaggi pratici possono rendere preferibile "l'edizione ridotta" che risulta: più breve e meno faticosa; di più facile orientamento; con difficoltà tecniche minori e soprattutto poco influenzata dalla presenza della neve. |
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| E anche perché, a parte le sottili disquisizioni, si tratta pur sempre di un magnifico percorso. |
Il Lago di Bessanetto |
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Accesso: Raggiunto e superato il caratteristico paesino di Balme continuare sulla carrozzabile che conduce al bellissimo Pian della Mussa. Risalire il pianoro, oltrepassando la strettoia lungo la base nord del grosso rilievo centrale. Poco oltre il ponte sulla Stura si arriva al gruppo delle Grange della Mussa, edificate a destra sulla carrozzabile, dove si può parcheggiare l'auto. Salita:
Osservando verso sinistra si vede la cascata del Rio Saulera ma non il vallone vero e proprio che è compreso fra la bellissima cima rocciosa della Rocca Tovo (2299 metri), a sinistra, e la puntina chiara e aguzza della Rocca Tovetto (2228 metri), a destra. |
| Il Lago del Crotas | Dirigersi dunque verso sinistra, nel pianeggiante greto ghiaioso della Stura, valicarne i rami su due ponticelli e raggiungere le tre bianche casette della Villa Sigismondi (1764 metri) erette, ottimisticamente, alla base dei dirupi del robusto cocuzzolo della Rocca Nera (1945 metri). |
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Davanti a noi, verso sud, si
alza un pendio di 250 metri di dislivello ricoperto di vegetazione e movimentato
da salti rocciosi. Dalla Villa Sigismondi si piega a sinistra, in dolce salita
lungo un rivoletto, allontanandosi di circa 120 metri: qui, pochi passi prima di
un piccolo dosso prativo trasversale, si abbandona il sentiero che prosegue
nell'avvallamento del Pian Rastél e si volge a destra imboccando quello che
attacca il pendio boscoso (attenzione perché non molto visibile). Il sentiero
sale rapidamente nel ripido pendio cespuglioso; le sue serpentine si alzano
verso sinistra fino a raggiungere la cengia boscosa, ascendente sempre verso
sinistra. Presto si perviene alla soglia del vasto Pian Saulera, alla base della dominante Rocca Tovo: primo pianetto di pascolo (2020 metri); il sentiero passa 50 metri a destra del Rio Saulera. Poco dopo si attraversa il rio; le tracce si moltiplicano e la via è poco chiara: non lasciarsi fuorviare, tenere il sentiero che accompagna da vicino il rivolo orientale seguendone la sinistra idrografica. In breve si arriva ad un pianetto prativo ricco di acque dove, scendendo di pochi passi, s'incontra un macigno. A sinistra, attraversando il rio, s'inoltra il segnavia EPT-219 per il Colletto del Tovo (2214 metri); noi proseguiremo, invece, verso sud tenendo il crinale di una bassa e regolare crestina che fa da sponda al rivolo. Poco sopra si passa fra i due casolari, ben visibili, dell'Alpe Saulera (2095 metri). Il sentiero li oltrepassa salendo per il fianco sinistro idrografico del piccolo valloncello orientale; questa conca pascoliva termina, poco sopra, con un notevole sbarramento roccioso sovrastato dalla Punta delle Serene (2643 metri). La traccia si sposta quindi a destra e, raggiunta una piccola conca erbosa (2140 metri), s'innesta nel segnavia EPT-218. Siamo ora sul dosso centrale del Vallone Saulera; cessano i radi cespugli e l'escursione entra nella sua parte più gradevole e interessante. |
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| Serpeggiando sul largo crinale il sentiero sorpassa un rudere (2220 metri) poi, più sopra, s'accosta al torrentello e finisce, con brevissima discesa, per guadarlo verso destra (2300 metri) entrando in un falsopiano. |
Il Passo delle Mangioire |
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Il vallone è attorniato dagli
strani placconi lisci e panciuti della Punta delle Serene, a sinistra, e dai
dirupi che sostengono l'alta cresta nord del Monte Bessanetto (2939 metri). Con pendenza moderata la via segue la sinistra idrografica del rio; vinta una rampa raggiunge un secondo ripiano sul quale sfocia un ripido canalone da destra: Una bella crestina di roccia pura, irta di spuntoni e impennate, fa da sponda al canalone suddetto: il sentiero punta alla base della crestina e con serpentine vivaci la aggira sulla sinistra, a livello del piano acquitrinoso degli Alamànt (2426 metri). Il sentiero, con pendenza decisa, segue strettamente la base della fiancata orientale della crestina e finalmente appare la depressione del Passo delle Mangioire, da cui discende un valloncello di macerie. La fiancata si trasforma in una muraglia di formidabili dirupi incombenti; lasciato a sinistra il ramo del valloncello sassoso che sale al passo Loson (2860 metri), si punta all'evidente torrione aguzzo del passo (2768 metri). Il suo fianco destro forma una stretta spaccatura-corridoio larga 2 metri che permette di valicarne lo spartiacque. Pare che queste fauci di rocce abbiano originato il toponimo di Mangioire, che in dialetto significa mandibole. |
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La Croce Rossa dal Passo delle Mangioire |
Buon panorama verso la Croce Rossa (3566 metri) e le sue vicinanze. |
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Discesa: Più che di discesa dobbiamo parlare di completamento dell'anello. Dal valico, guardando in direzione ovest-nord-ovest, si vede la Quara di Bellacomba (2880 metri) che si trova sulla cresta spartiacque Ala-Viù, quasi orizzontale, a metà fra l'antistante Cresta del Fort (3032 metri) e il Monte Bessanetto (2939 metri) alla nostra destra. La Quara (che in dialetto significa "spigolo", "cresta"), nel punto di attraversamento non è una depressione bensì un breve tratto di cresta orizzontale sorretto, a destra, da un salto corto e netto di ripide roccette; più a destra ancora lo spartiacque forma due depressioni. Tutto l'ampio e visibile versante rivolto a sud, che dovremo attraversare, è rivestito di magre erbe e sfamava un tempo numerosissime pecore. Esso si sviluppa, dal Passo delle Mangioire, come un anfiteatro che abbraccia la conca dell'invisibile Lago di Bessanetto. Valicato il passo incamminarsi nettamente verso destra, seguendo il sentiero che avanza tra grossi blocchi; sorpassata, dopo circa 70 metri di percorso, una nicchia-riparo, si scende fino al livello di una vicina terrazza erbosa: qui abbandonare il sentiero (non vedremo più sentieri per un'ora e mezza) e seguire, verso destra, la bella terrazza erbosa. |
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| Con mezzacosta pianeggiante e breve salitella finale si raggiunge il Lago di Bessanetto. stretto e lungo 300 metri. |
Il maggiore dei Laghi d'Arnas |
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Costeggiarlo sulla destra fino all'estremità occidentale poi salire
direttamente verso monte, con leggerissima tendenza a sinistra, per il pendio di
magro pascolo solcato da piccoli canali. Raggiunto il tratto estremo, erboso ma
ripiduccio, lo si vince con un po' di cautela guadagnando il punto di valico
della Quara di Bellacomba (2880 metri). Buon panorama; visibile anche il Rifugio
Gastaldi. Sull'altro versante, un pendio regolare e non ripido si abbassa verso il tondo Lago del Crotas gelato fino all'estate. Se c'è neve favorevole si scende puntando al laghetto; normalmente si tiene però il bordo-cresta che delimita, a destra, il pendio stesso. Il fianco destro di questa crestina cade dirupato e ripidissimo ma consente colpi d'occhio interessanti. Senza difficoltà si raggiunge il Lago del Crotas. Questa recondita e severa conca, fuori dal mondo, ha un fascino tutto particolare e si presta bene a una sosta. Costeggiato sulla destra il laghetto, si prende a salire, obliquando a sinistra, il breve ed elementare pendio che porta al Colletto del Crotas (2780 metri). Davanti a noi, leggermente a destra, campeggia la mole rocciosa e centrale della Rocca Affinau (2856 metri): si scende nella sua direzione, senza abbassarsi troppo sulla destra. Seguendo un filone di terrazze di magro pascolo, poste in successione ed elementari, si perviene alla base del pendio orientale della Rocca Affinau, coperto di macerie. Qui, a 2700 metri, al piede di una paretina larga con strapiombi scuri, ci s'innesta nel sentiero EPT-222 che, scendendo verso destra, porta alla massima depressione (2555 metri) della grandiosa conca dominata dalle Rocce Pareis e dalla Bessanese (3604 metri). È chiaramente osservabile, di fronte, il Crot del Ciaussiné (buca del calcinaio) abbracciato dalla grigia cresta morenica del Ghiacciaio della Bessanese. Sul placido fondo si guadano due torrentelli poi, con brevi saliscendi, si sfiorano a destra i Laghi d'Arnas (2590 metri) e infine, con dolce, lunga e costante salita si raggiunge il Rifugio Gastaldi (2659 metri) che riappare soltanto da vicino. Piegando a destra, nel solco pianeggiante, s'imbocca la via d'accesso al rifugio. Il sentiero si abbassa decisamente fino a quota 2307 metri poi, orientato a sinistra, prosegue con una lunghissima mezzacosta, attraversa il Piano dei Morti (2180 metri) e si immette nel Canalone delle Capre. Serpeggiando sulla destra idrografica cala all'Alpe Venoni (1845 metri), dove inizia il Pian della Mussa, attraversa la Stura ed arriva alla strada asfaltata. Infine, con circa 1 Km di stradone, si ritorna al punto di partenza. |
Escursioni in Val d'Ala
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