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Talco e industria
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Nella miniera di Brunetta lavoravano 12 minatori, che
giornalmente salivano a piedi alla cava di Vru; si lavorava tutto
l'anno, anche d'inverno salvo in caso di eccezionali nevicate. In
ogni caso, per ogni evenienza, nei pressi della cava si trovavano (e
si trovano tuttora), alcune baite che servivano in caso di necessità
come alloggio per i minatori. Il materiale estratto dalle gallerie veniva portato a valle tramite una teleferica del tipo a "va e vieni". Un percorso di pochi chilometri con alcune stazioni intermedie conduceva al fondovalle a Villa di Cantoira. Ancora un breve tragitto su strada fino a Pessinetto, dove si trovava "la fabbrica" (tuttora esistente, anche se fatiscente), lo stabilimento in cui veniva lavorato il minerale, per poi essere infine spedito per ferrovia, tramite un raccordo ancor oggi esistente con la linea Torino-Ceres. |
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| Il minerale talco |
Galleria Ribassa (a sinistra) e primo ramo laterale (a destra) |
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Il talco normalmente viene utilizzato
nell'industria cosmetica, della carta, dei saponi, delle vernici,
come lubrificante secco, come refrattario. Il talco grigio della miniera Brunetta è stato impiegato nell'industria cartaria e in quella delle vernici. Le Valli di Lanzo annoverano una ricca tradizione legata all'industria della carta. In particolare, le cartiere erano collocate nei paesi di bassa valle - Lanzo, Germagnano e Cafasse - e utilizzavano il talco della ditta Possio: "questo tipo di talco è adoperato dalle cartiere per effettuare la cosiddetta carica della carta che è un operazione avente lo scopo di rendere la superficie della carta più unita, eliminandone la porosità. Si fa aggiungendo alla pasta di carta delle sostanze in acqua di caolino e altre sostanze" (V. Antonacci, Lo sviluppo economico del Comune di Lanzo Torinese negli ultimi venti anni, Tesi di laurea, a.a. 1966-67 Università degli Studi di Bari). La materia prima utilizzata per la fabbricazione manifatturiera della carta era costituita prevalentemente dagli stracci, i quali dopo una cernita venivano lavati, asciugati e divisi in tre gruppi: fini, mezzani e terzi, corrispondenti a tre diverse qualità di carta e cioè: a) carta da scrivere di buona qualità; b) ordinaria; c) d'imballaggio. Dopo la prima fase di separazione, gli stracci selezionati subivano ulteriori operazioni e lavaggi. Nonostante la purezza delle acque che garantiva la pulizia dell'impasto, la carta non risultava bianchissima, per cui una pratica molto diffusa era quella d'introdurre nelle diverse fasi di lavorazione alcuni additivi che ne facessero aumentare il grado di biancamento e veniva appunto utilizzato il talco. Per la carta di buona qualità veniva utilizzato il talco bianco della Val Chisone e solo per quella di qualità più scadente veniva utilizzato quello grigio. |
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Il talco nei carrelli |
La Cartiera De Medici di Ciriè negli anni '60, si specializzò nei cartoncini. Venivano prodotti due differenti tipi di cartoncino: uno bianco e un altro bianco-grigio realizzato utilizzando talco scuro della miniera Brunetta. |