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Gruppo racchette
CLUB ALPINO ITALIANO Sezione di Lanzo Torinese Commissione Escursionismo
Anello di Val Servìn a BALME
un percorso nella natura e nella storia in un angolo solitario e suggestivo dellalta Valle di Lanzo
Il tragitto tutto segnalato con bolli rossi e nei punti più innevati con lunghi pali, presenta nei punti più salienti una cartellonistica illustrante notizie storico e logistiche, il lavoro svolto dal CAI Lanzo tramite i suoi soci intende offrire all'escursionista un'itinerario attrezzato per racchette da neve unico nel suo genere.
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Località: Comune di Balme Val dAla Valli di Lanzo (TO) Quota minima: m 1446 - Quota massima:m 1600 - Tempo di percorso:ore 3 Epoca: inverno con racchette da neve Informazioni: Umbro Tessiore ( Oggi nessun escursionista rimpiange le
vecchie racchette tradizionali, quelle di corda
intrecciata. Eppure pochi sanno che le racchette
rigide, del resto assai più adatte allambiente
alpino, furono usate per secoli dai montanari
delle alte valli. Naturalmente erano in legno e
non in plastica, ma servivano egregiamente per
superare ripidi pendii di neve gelata in
condizioni altrimenti proibitive. Ad introdurle
nelle Valli di Lanzo furono probabilmente i
minatori che sfruttavano i giacimenti di ferro in
alta quota e divennero strumento indispensabile
dei contrabbandieri che transitavano in ogni
stagione attraverso gli alti valichi con la
Savoia. |
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Tutto in un ambiente incontaminato, tra grandi boschi di faggi e di larici, pareti rocciose e cascate di ghiaccio, dove non è raro imbattersi nelle impronte degli aironi intenti a pescare nelle pozze gelate del torrente, per non parlare dei camosci e dei caprioli e di tanti altri abitanti del bosco (non esclusa la lince ). Al termine della gita avrete la possibilità
di visitare un villaggio che si presenta come
museo vivente della vita montanara, con la
frazione Cornetti, dove la vita sembra essersi
fermata a un secolo fa, la casa fortificata del
Routchàss, fondata dal capostipite dei Balmesi
nel XVI secolo, la cappella quattrocentesca dove
sostò la Sindone durante il trasferimento da
Chambéry a Torino, il Museo delle Guide Alpine,
dove rivivono le glorie dei pionieri dellalpinismo
torinese e dei montanari di Balme che li
guidarono un po dappertutto nelle Alpi
Occidentali. Litinerario prende lavvio dalla piazza
di Balme, di fronte alla chiesa parrocchiale
(che merita anchessa una visita). Si segue
la stradina che porta alla frazione Cornetti,
situata sul lato opposto della valle, passando
accanto a una piccola sciovia. Già esistente nel
XIII secolo, il villaggio è il più alto abitato
permanente delle Valli di Lanzo e uno dei meglio
conservati. |
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Il percorso prosegue costeggiando il torrente
fino alle cascate del Rio
Pountàt, che dinverno si tramutano in palestra di
ghiaccio dove non è raro vedere impegnate
cordate di ice climbers. Altro incontro
possibile è quello con gli aironi intenti a
pescare dal bordo delle pozze ghiacciate. Si
attraversa quindi la testata del vallone,
superando il torrente su una rustica passerella
di legno. Si raggiungono così le baite di Piàn Salé (m 1600) dove si incrocia il sentiero GTA che porta al Col Paschièt, in direzione di Lemie. La pista scende ora lungo il lato destro del vallone di Servìn, fino ad attraversare il ripidissimo canalone della Riva Loundji, percorso, ad ogni caduta di neve, da una grande valanga che precipita direttamente dalla cima del Monte Fort. Con un po di fortuna, nella parte alta del canalone, si possono vedere camosci. Sempre in leggera discesa, si attraversano ampie praterie (lSàgness, che significa "gli acquitrini") e poi un versante esposto ai venti di settentrione e per questo chiamato Tiralòra. Entrati in un fitto bosco di faggi si giunge allestremità superiore di un pendio erboso assai ripido, che in passato serviva per far rotolare i tronchi dalbero, il cui nome lou Rountch, ricorda lopera di disboscamento e dissodamento. Il panorama torna ad allargarsi e si scorge la vetta della Ciamarella, massima elevazione delle Valli di Lanzo (m 3676). Seguendo un sentiero tra salti di rocce, si scende fino alla Ghiacciaia, chiusa da una rustica porta di legno che permette di accedere a una galleria e un anfratto naturale della montagna che poteva essere riempito di neve attraverso un pozzo naturale. La neve durava tutta lestate e veniva utilizzata per conservare le carni. Si risale quindi il torrente fino alla radura di Pian Tchurìn, dove una caratteristica sorgente richiama spesso la presenza di animali selvatici; a poca distanza si raggiunge un bel ponte in legno detto Pount Bianc. Portato via dalla disastrosa piena dellottobre 2000, questo ponte, come gli altri, è stato ricostruito da un gruppo di giovani volontari di Balme diretti da un anziano del luogo, Michele Castagneri Tucci, che ha trasmesso loro un sapere tecnologico vecchio di secoli ma tuttora efficace. |