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Cammino dunque sono

Cammino dunque sono

Mentre le foto delle tre uscite in montagna di quest’estate con il nuovo gruppo scorrono lentamente davanti ai miei occhi, ripenso a tutto ciò che è successo prima, affinché questo progetto potesse diventare realtà. Era infatti parecchio tempo che ci pensavo, da quando cioè avevo partecipato, invitata da una collega dell’Associazione “Àncora” di Torino, ad un incontro al Monte dei Cappuccini, sede storica del CAI Torino, dei rappresentanti del movimento “Montagnaterapia”, nell’autunno del 2013, in occasione di uno dei tanti eventi promossi per festeggiare i 150 anni del Club Alpino Italiano. Iniziai a parlarne con una collega di un altro Centro Diurno, che come me ha la passione della montagna, che mi permise di fare le prime riflessioni sui nostri ragazzi, ma evidentemente i tempi non erano ancora maturi. Venne poi il IV Convegno Nazionale a Cuneo nell’ottobre 2014 (che viene svolto ogni due anni) promosso sempre dallo stesso movimento e dall’ASL CN1. Anche in quell’occasione le sollecitazioni e le riflessioni non sono mancate … Stava maturando in me l’idea che portare alcuni ragazzi con disabilità a camminare in montagna poteva funzionare, ma mi mancava ancora qualcosa… Non volevo portarli a “camminare e basta”. Questo primo obiettivo già di per sé poteva essere interessante, visto che quasi mai riusciamo a farlo: infatti seguiamo anche molte persone che non possono camminare e sono su una sedia a rotelle. Quindi, specie in estate, quando terminano per alcuni il lavoro e per tutti le attività educative, ricreative e sportive, cerchiamo opportunità accessibili a tutti. Il mio vero intento era creare delle occasioni di vera integrazione tra persone normodotate e persone disabili: volevo dunque costituire un gruppo di persone, magari anche molto diverse tra loro, ma che avessero un interesse comune, che è poi quello di camminare insieme in montagna perché ciò dà gioia, dona benessere, perché stare insieme in modo spontaneo è bello, permette a ciascuno di essere se stesso, di creare legami con chi ci va più a genio; e poi dà naturalmente l’opportunità di vedere posti incantevoli. Senza dimenticare che ci dà anche la possibilità di confrontarci con un aspetto personale come la fatica fisica, spesso così temuta o addirittura detestata nella nostra società: la resistenza alla fatica invece, se impariamo man mano a gestirla, aumenta la stima di sé e nelle proprie capacità, oltre a mantenerci in salute... Ora le cose iniziavano ad essere più chiare: il Camminare, il Gruppo e la Relazione dovevano essere i perni di questa nuova esperienza. All’inizio della primavera 2016 dunque mi costrinsi a metter giù le idee per iscritto, sia perché scrivendo di solito mi obbligo a scendere con i piedi per terra, ad essere concreta, sia perché volevo condividere questi miei pensieri con i miei colleghi e con quelli dei centri diurni vicini, ossia quelli di Ciriè e Mathi. Così, come il vino di qualità, che diventa buono solo con il passare del tempo, senza fretta, il progetto “Una montagna per tutti” prendeva via via forma: dopo un paio d’incontri tra gli educatori interessati all’idea, in cui abbiamo valutato attentamente le persone da invitare, uno con la collega de “L’Àncora” che ci ha raccontato la sua esperienza di diversi anni di accompagnamenti in montagna di persone disabili, ed uno con i nostri dirigenti che dovevano approvarlo, tutti sono stati concordi che cercare una collaborazione con una Sezione locale del CAI era fondamentale, soprattutto per la scelta dei percorsi e delle mete da raggiungere; così la preferenza è andata al CAI Lanzo, di cui conoscevo bene il Presidente che si era sempre dimostrato disponibile e sensibile alle richieste di collaborazione. E tutti hanno capito di aver fatto la scelta giusta fin dalla prima uscita, quando non ancora giunti alla base di partenza della gita la foratura di un pneumatico del pulmino sembrava compromettere la camminata: gli amici del CAI non solo ci hanno raggiunto, ma ci hanno dato una mano decisiva per permetterci di ripartire e trascorrere una bella giornata insieme. I ragazzi e le ragazze hanno già in quell’occasione dimostrato di aver molta pazienza, segno che probabilmente ci tenevano molto alla giornata: poi hanno camminato tutti senza problemi da Almesio a Chiampernotto (Val di Ala), che era la prima mèta, tra i profumi del bosco, lo scrosciare delle acque dello Stura, il parlare l’un con l’altro per iniziare a conoscersi meglio all’interno del gruppo, il piacere di rifocillarsi con il pranzo al sacco. Tanto che tutti sono stati d’accordo nel rientrare camminando anche lungo l’itinerario di ritorno, che era previsto “a quattro ruote”. La sosta al bar per tutti, ma in particolare per far finalmente prendere il tanto agognato caffè a Pier, ha concluso in bellezza la prima escursione di giugno.

“Felicità non è avere tutto ciò che si desidera, ma desiderare tutto ciò che si ha” recitava l’aforisma sulla bustina di zucchero al bar della seconda gita, a luglio. Al ritrovo tutti erano stati insperatamente puntualissimi così eravamo in anticipo di ben mezz’ora a Mathi per recuperare gli ultimi amici del centro diurno: e così vuoi non fare una sosta davanti ad un buon caffè per iniziare bene la giornata? Naturalmente successone e poi via verso la Val Grande per la camminata da Bonzo a Pialpetta, con arrivo in un paesaggio da cartolina svizzera e “sorpresona” con il buffet offerto a tutto il gruppo dal Comune di Groscavallo: ragazzi, educatori e volontari al settimo cielo!! Visita alla mostra fotografica sul paese di oggi e di un tempo e “avvicinamento” alla polentata organizzata dalla Pro Loco tra i vicoli del borgo. Qui la lunga attesa per il pranzo, dovuta ad un afflusso imprevisto di visitatori, ha inquietato qualcuno, ma il piatto fumante ha poi sciolto ogni apprensione e rallegrato visibilmente il gruppo. Durante il percorso di ritorno altra sorpresa, una signora di una baita lì nei pressi, a noi sconosciuta, ha dimostrato tutta la sua generosità offrendoci caffè e biscotti fatti in casa… Ma non dovevamo fare escursioni anche per migliorare la linea?!... Anche la seconda era andata alla grande scoprendo diversi veri camminatori. La terza gita Balma-Pianass (Val di Viù) a settembre è stata bella, con una pendenza superiore alle precedenti escursioni. La meta è stata raggiunta in due ore di camminata lenta, in un paesaggio incantevole, soprattutto per quanto riguarda il borgo della Balma, da cui siamo partiti, e quello di arrivo. Con gli accompagnatori CAI si è condivisa la passeggiata, con un ascolto attento da parte loro, penso a Massimo che ha potuto parlare molto con Marino, uno dei soci CAI, e raccontare di sé: mentre si camminava ci si scambiava pareri e racconti di vita. Abbiamo sostato a lungo e mangiato a Pianass, un borgo ristrutturato davvero molto bello.

Devo dire infine che per me la gita è stata “un regalo” per la compagnia che ci si è fatti e per la meta raggiunta da tutti, con grande soddisfazione. Ci è spiaciuto di non poter condividere alla discesa il saluto al bar con tutti, ma una persona che abbiamo accompagnato doveva tornare presto a casa. Ci siamo detti che sarà per la prossima volta. Le tre gite hanno richiesto un impegno crescente, o in termini di distanza o in termini di dislivello: altro aspetto molto apprezzato delle proposte del CAI. Per tirare le somme di queste prime uscite de “Una montagna per tutti”, possiamo dire di ritenerci soddisfatti: il progetto fin dal principio non ha voluto avere obiettivi terapeutici specifici, ma piuttosto è stato pensato per permettere alle persone disabili l’inserimento in attività basate sulla valorizzazione e sullo sviluppo delle competenze, sul raggiungimento della massima autonomia possibile e sulla possibilità di inserimento in una vita di relazione normale, senza condizionamenti o pregiudizi. Siamo portatori della consapevolezza di quanto il contatto con la natura e le attività all’aria aperta procurino benessere ed equilibrio a tutte le persone, non solo a quelle disabili. “Cammino, dunque sono” afferma Riccardo Carnovalini, fotografo e camminatore. I nostri ragazzi non lo sanno dire in quel modo… Ma la migliore prova che le cose stanno funzionando come le avevamo sognate è che più di uno di loro, dopo qualche giorno dal ritorno dalla gita, inizia a chiederci: “Quando andiamo di nuovo camminare?”. Voi che ne dite? Cammino dunque sono…

Scritto a più mani dagli educatori dei Centri Diurni Integrati di Borgaro-Ciriè-Mathi: Luisa, Manuela, Michele, Paola, Paolo